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DOTAZIONI INTERIORI(egoismo)

Bret jor(Flickr)

Bret jor(Flickr)

Si può fare un’elencazione pressoché infinita degli attributi interiori posseduti da un individuo; quelli che valuto più significativi sono: tipo di egoismo, intelligenza,  sensibilità, onestà,  forza interiore,  bontà,  generosità, coraggio, simpatia. I primi tre in particolare meritano una osservazione ravvicinata.

Egoismo (Legge universale o primo principio della vita)

Tra le diverse doti che un individuo possiede ancor prima di venire alla luce, ce n’è una sola che lo accomuna a tutti gli altri esseri ed organismi viventi sulla terra: l’egoismo. Guardandoci bene dal voler dare una definizione specialistica di tale fenomeno, studiato  e approfondito in filosofia, psicologia (Freud), sociologia ecc., e pertanto rimandando per approfondimenti alle predette discipline, ci si limiterà ad esprimerne un parere squisitamente tratto dalle esperienze personali.

Esperienze che, fornendomi risposte a quesiti latenti ed inevasi, hanno contribuito a costituire il mio credo di vita. Risposte non a quesiti esistenziali, ma semplicemente sul vissuto quotidiano; tutto ciò tuttavia senza l’ausilio di religioni e senza il ricorso a teorie o ad elucubrazioni pseudo scientifiche.

Nella quotidianità ci convinciamo che egoismo è quell’insieme di comportamenti o di azioni finalizzati al soddisfacimento del proprio tornaconto, indipendentemente se questo insieme arrechi o meno danneggiamento agli altri, siano essi parenti, amici, sconosciuti, nemici. Spieghiamo.

Preliminare piccola parentesi. Se sulla terra esistesse solo Adamo, come si comporterebbe? E’ inevitabile che si darebbe da fare a cercare ogni modo per la sua sopravvivenza in primis ed al miglioramento delle sue condizioni poi. Se non esistesse nemmeno la fauna scoprirebbe il mondo vegetale dentro il quale si confonderebbe; con la presenza animale invece amplierebbe la sua dieta, forse scoprirebbe il sesso, comunque sarebbe costretto ad affrontare problemi di coesistenza, oltre che di sicurezza, subirebbe cioè condizionamenti di vita in positivo ed in negativo. Lo vedrei avvicinarsi ad alcune specie per compagnia o per convenienza, difendersi da altre specie. Cos’altro fa di diverso l’uomo di oggi se non vivere al meglio per se stesso e cercare la forma ottimale di coesistenza con il mondo circostante? Chiusa parentesi.

Appare il caso di far notare che anche i neonati, come d’altronde i cuccioli di animali, ovvero esserini non ancora condizionati o inquinati dagli altri esseri viventi, palesino già appena nati il proprio istinto egoistico attraverso segnali indubitabili come pianti o lamenti dovuti a dolorini, a fame, a fastidi, o per semplice  capriccio .

Dinanzi ad un mendicante chiediamoci perché un individuo, chiamiamolo 1, farà l’elemosina ed un individuo, chiamato 2, no. I motivi possono essere i più svariati. Il primo può farla perché religioso, perché spinto da senso di solidarietà, perché di buon umore, perché ha appena superato un esame o ha ricevuto una bella notizia o un complimento o ha fatto un incontro professionale/sentimentale promettente o vuole mettere a tacere la coscienza che gli rammenta il suo status privilegiato; ognuno può scatenare la fantasia. Certo è che, ad elemosina fatta, si sentirà bene o meglio di prima.

L’individuo 2 troverà altrettante giustificazioni per non farla: forse non si porrà nemmeno il problema oppure  riterrà più giusto che il tizio vada a lavorare come tutti, magari contenendo la stizza a pensare al suo ricavato dalla questua. Comunque anch’egli si sentirà bene o meglio di prima per l’azione… non compiuta.

La differenza evidente tra 1 e 2 è che il primo ha fatto l’elemosina, il secondo no. Ma a questa differenza apparente se ne affianca un’altra meno visibile, che amplifica (o assottiglia secondo i punti di vista) la differenza tra i due soggetti: 1 forse avrà fatto del bene al mendicante, se di reale povero si tratta, certamente non lo avrà danneggiato, ma avrà anche ricevuto dei vantaggi per se, per lo più interiori. Compiendo il gesto, infatti, egli ha appagato una sua intima esigenza ed il risultato prodotto è positivo. La medesima sensazione positiva che si prova nel ricevere un complimento, un applauso, un ringraziamento, un riconoscimento. L’individuo 2, nelle sue azioni, non tenderà né si proporrà mai di fare del bene. Il suo cervello respinge termini come generosità, solidarietà o filantropia!

L’esempio citato effettivamente è fuori tempo, oggi imbattersi in un mendicante accovacciato dinanzi alla porta di una chiesa è rarissimo, è frequente al contrario incrociare un finto rifugiato, un rappresentante di qualche etnia rom o sinti davanti ai supermercati, nei parcheggi dei centri commerciali, ai semafori, tutti indistintamente prestanti fisicamente e tutti indistintamente non ispiranti sentimenti di compassione, di conseguenza indistintamente individuo 1 e individuo 2 concordi nell’ignorarli…salvo nei casi in cui la corresponsione dell’obolo non appaia l’unico escamotage per evitare problemi alla persona o danni all”autovettura. Il concetto che si intende comunque evidenziare è quello, diciamo biblico, della carità, della solidarietà, della partecipazione: l’1  farà la carità, offrirà solidarietà, il 2 no.

L’individuo 1 può arrivare a spendere cifre considerevoli pur di ottenere l’amore della donna oggetto dei suoi desideri. Egli non lo fa per il semplice raggiungimento di un suo scopo materiale, ma anche per quello meno visibile: la gioiosa partecipazione all’entusiasmo dell’amata nel ricevere le prove del suo affetto. L’individuo 2 si guarda bene dallo spendere un centesimo. Egli sarà certo del successo dopo avere ottenuto il massimo con il minimo sforzo. Nella fattispecie, ottenere l’amore della donna senza alcuna spesa gli dà una prova delle sue capacità, del suo machismo, cosa di cui probabilmente si vanterà con gli amici pari suoi.

Per credere proviamo situazioni, ricordiamo circostanze accadute o immaginiamone altre e mettiamo alla prova noi e tutti i nostri conoscenti: otterremo la medesima indigesta risposta: siamo tutti egoisti!
Se ci convinciamo di tale amara e cruda verità d’incanto trovano soluzione  tutti gli interrogativi sui comportamenti degli esseri viventi … di ogni tempo
. Qualunque azione, gesto, fatto, ogni accadimento insomma che dipende dagli esseri viventi trova spiegazione, anche le religioni, perfino gli estremismi.

Amicizia, amore, odio, rancore, violenza, carità, senso protettivo, sentimenti nobili e non : nulla sfugge a questa regola.

E tutte le volte che ci troveremo apparentemente nella condizione di dover scegliere se amare più noi o gli altri, facciamo attenzione alla risposta.

Certo c’è una enorme differenza tra questi due esempi estremi di egoismo : il missionario e il terrorista. Il missionario vero, che rivolge la sua vita ad esclusivo interesse degli altri, fa evidentemente del bene al prossimo a costo di sacrifici vari. Ma pensiamo a quanto felice egli sia di sentirsi così importante, forse indispensabile, un “personaggio” per quella comunità presso cui opera, per centinaia di bambini ammalati, affamati, orfani, analfabeti? Vuoi vedere che il missionario ha forse scoperto che i beni materiali sono effimeri e non procurano felicità e invece nel suo nuovo mondo ha trovato l’amore, il rispetto e quant’altro desiderato che prima non aveva? In fondo il missionario, inconsapevolmente, attua la regola, che personalmente raccomando spesso a tanti amici “lamentosi”, di non smettere mai di guardarsi indietro, oltre che avanti. (Per acquisire l’abitudine fissiamo l’immagine come se noi esseri umani fossimo dotati di piccolo occhio posteriore). Guardarsi indietro vuol dire rendersi conto di quanta gente sta peggio di noi, nel senso più generale del termine. Ciò ha effetti miracolosi sulla propria psiche, facendoci apprezzare o valorizzare quello che si è e quello che si ha. Nel suo caso, il missionario, circondato da povertà, miseria, malattia, fame, violenza, avrà mai il coraggio di lamentarsi del suo status?

Il terrorista che si lascia esplodere, provocando la morte di tanta gente inerme ed incolpevole compie un semplice e brutale atto di egoismo per fini materiali e pseudoreligiosi (vuoi condannare forse la sua “giusta” causa? Con il proprio sacrificio egli otterrà contemporaneamente la morte di “infedeli”, denaro per la propria famiglia e nove, o forse più, vergini che lo attendono al suo arrivo nell’aldilà!).

Non vi è dubbio che esiste una motivazione strettamente tecnica di tutto ciò: la bio-chimica. Chi non ha mai sentito parlare di neuroni, di neurotrasmettitori, di ricettori, ormoni ecc.?

Ricordiamo in breve, semplificando molto, cosa avviene nel cervello. Il cervello contiene circa cento miliardi di cellule nervose, dette anche neuroni, che sono continuamente interessate all’interscambio di informazioni. Queste informazioni viaggiano sotto forma di segnali elettrici o impulsi; il passaggio di tali segnali tra un neurone e l’altro avviene attraverso sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. Quando i neurotrasmettitori raggiungono i così detti ricettori, solo quelli “affini” ai neurotrasmettitori, vengono attivati. L’effetto finale può essere eccitante o inibente e, comunque, la conseguenza è l’influenza su vari organi del corpo umano nonché sui processi comportamentali.

Lungi dall’addentrarci sulla descrizione del cervello, peraltro costantemente oggetto di studio, sembra il caso di ricordare fugacemente come lo stesso sia strutturato, rammentando sempre che lì tutto è collegato con tutto, ovvero esiste una complessa rete di interazioni che consente uno scambio continuo di informazioni delle sue componenti. Fondamentalmente il cervello è diviso in due comparti, a loro volta formato da parti diverse inter funzionali o interdipendenti. Il primo è l’encefalo di cui fa parte l’ipotalamo. Ad esso sono deputate tutte le funzioni involontarie dell’organismo: il ritmo sonno/veglia, il respiro, la pressione arteriosa, la temperatura corporea, la fame, la sete, gli zuccheri ecc. Più internamente si trova invece il sistema limbico che contiene il talamo, l’ippocampo e l’amigdala. Il talamo controlla l’attività motoria volontaria, l’attività vegetativa, i cinque sensi (solo parzialmente l’olfatto). L’ippocampo e l’amigdala gestiscono le emozioni, comparano le esperienze trascorse con gli stimoli che ricevono dall’esterno e sono fondamentali quando, nelle situazioni di pericolo, fanno scattare il senso della paura e, conseguentemente pallore, accelerazione del battito cardiaco, variazione della pressione arteriosa e, attraverso l’ipofisi, gli ormoni deputati (istinto di conservazione) che consentono le reazioni più veloci, che a volte possono anche essere aggressive. Inoltre l’amigdala sembra che abbia uno stretto legame con lo stimolo sessuale, strettamente proporzionale alle sue dimensioni, generalmente tra un pisello ed un mandorla.

Ricordiamo le endorfine, come la serotonina, che produce uno stato di relax o di appagamento nell’individuo o come l’adrenalina, piccolo ormone che, al contrario, attiva l’aumento del battito cardiaco bloccando altre funzioni come la digestione per impedire spreco di energia, gli ormoni in genere che servono a regolare il metabolismo, l’assunzione di sostanze nutritive, la regolazione della pressione del sangue, le funzioni corporee, come l’ossitocina che si rilascia negli stati di eccitazione, la vasopressina che si rilascia in caso di stress, dolore fisico, emozioni, la dopamina che controlla movimenti (Parkinson), memoria, piacere ed una infinità di altre sostanze, che un bravo medico può illustrare affascinandoci, sostanze che, direttamente e non, sono gli artefici che fanno agire/reagire di volta in volta gli esseri viventi.

Vale la pena riportare in breve le ultimissime ricerche ad esempio sul comportamento umano in caso di paura. Sono emersi tre tipi di reazioni. Nel caso di massimo pericolo nel cervello si attiva il funzionamento primitivo, regolato dal nervo vago: l’immobilizzazione, tale da simulare la morte; cuore e respiro sono ai minimi; si può anche svenire. Nel caso di medio pericolo il corpo reagisce predisponendosi alla fuga e quindi si attivano al massimo battito, respiro, muscoli; il tutto regolato dal sistema simpatico. In assenza di pericolo infine entra in gioco il terzo funzionamento, regolato ancora dal vago, con il quale si controllano gli organi vari e ci si predispone alla socializzazione col prossimo. Il tutto avviene automaticamente. Altra scoperta della scienza è che le decisioni prese a caldo, cioè istintivamente, sono spesso più efficienti di quelle ponderate perché non frutto di puro istinto ma di ragionamenti più veloci di quelli razionali. Quanto appurato dalle ricerche suddette conferma, ove ce ne fosse bisogno, ciò che si è prima detto sull’egoismo.

Qualcuno si chiederà come definire il suicidio o qualsiasi atto autolesionistico. Non nutro dubbi circa la presenza dell’egoismo all’origine di tali atti così come di tutti quegli atti che lo scarterebbero a priori, come i gesti eroici o comunque definibili nobili. Chi sacrifica la propria vita per salvarne altre, chi dona i propri organi, chi in guerra è pronto ad immolarsi per la patria, chi affronta il pericolo o la morte per la difesa dei propri ideali, compie un gesto nobilissimo e rende merito al protagonista. Ma tutti questi gesti, oltre a produrre un evidente beneficio ai destinatari, gratificano chi li compie: chi infatti compie l’atto naturalmente non fa che assecondare il proprio istinto, chi lo compie per calcolo, si aspetta un “ritorno” che non sempre è denaro, ma può essere fama, gloria, encomio. Chi si toglie la vita per una qualsiasi ragione compie un gesto discutibile quanto si vuole, ma libera il protagonista da dolori, ansie, preoccupazioni, sensi di colpe o rimorsi.

Per schematizzare distinguerei quattro tipi di egoismo. I primi tre, oltre al soggetto, presuppongono la presenza di altri esseri viventi, il quarto invece non implica la presenza di esterni. Da un punto di vista psichiatrico non mi stupirei che il secondo e terzo tipo fossero inquadrabili come personalità disturbate.

Tipo uno: quello rappresentato dall’individuo 1, ovvero l’autore di ogni comportamento finalizzato ad ottenere qualcosa per se, un vantaggio, una cosa materiale o immateriale, ma che produce pure del bene al prossimo e comunque senza mai lederlo. Questo tipo si può caratterizzare ad esempio per il suo modo di porgersi nei confronti del prossimo. E’ probabile osservare il nostro scambiare battute simpatiche con commessi, camerieri, stringere la mano a persone che forse non vedrà più, mostrare interesse per il lavoro o l’attività svolti da chi temporaneamente si trova nel suo raggio d’azione. Se non lo fa sempre e comunque forse è perché “non trova terreno fertile”, cioè non lo ritiene opportuno in relazione alla apparente refrattarietà o visibile indisponibilità delle persone coinvolte o perché le circostanze lo sconsigliano. Nei casi di bisogno richiestogli da qualcuno, e salvo che non intuisca speculazione nei suoi confronti o non sia impedito dalla paura, il nostro non si tira mai indietro. Egli è perfettamente conscio che far del bene al prossimo più che un dovere è un piacere perché lo fa star bene con se stesso. In situazioni di pericolo o morte, il tipo 1 sentirà prioritaria l’esigenza di mettere in sicurezza i vicini più cari o più deboli. Verrebbe spontaneo pensare che sensibilità, pacifismo, umanità, solidarietà e rispetto per il prossimo siano i caratteri pregnanti del tipo 1. Quello che correntemente viene denominato “altruismo” e che si potrebbe denominare “egoismo nobile”. (Aristotele lo chiamò egoismo illuminato). In realtà ci sarebbe da precisare il rapporto con la sensibilità. E’ pensabile infatti che sia compatibile la coesistenza nello stesso individuo di altruismo (egoismo 1) e sensibilità, lo stesso per egoismo 2 ed insensibilità, così come per la coppia egoismo 2-sensibilità (infatti l’egoista 2 è pure capace di amare persone, animali e cose, anche se poi rimane intrappolato a causa dei vincoli imposti dal proprio ego). Si trova invece assolutamente incompatibile l’accoppiata altruismo-insensibilità. Sintetizzando il tipo 1 corrisponde all’accoppiata bene si-male no. Per completare il tipo 1 occorre porre in evidenza alcune sottili differenze nello stesso ambito. Il tipo è stato definito come colui che sta bene nel fare del bene, ma se riprendiamo il caso del povero si può star bene a)donando il proprio denaro e ricevendo gratificazione; b)convincendo l’amico a donare il denaro ricevendo indirettamente un tipo di gratificazione. Lieve ma interessante sfumatura perché il primo caso  è quello più limpido. La fattispecie sarà richiamata nel capitolo “buonismo” quando si parlerà di migranti ed in genere in tutti quei casi nei quali i sentimenti ci spingono ad offrire denaro, compagnia, solidarietà, disponibilità varia ecc. non esclusivamente personali.

Tipo due: quello messo in atto dall’individuo 2, finalizzato al raggiungimento di un obiettivo, prevalentemente ma non esclusivamente materiale, dando poco o niente in cambio, anche a costo di causare male al prossimo. Quello favorevole alla filosofia della “mors tua vita mea”. Il tipo due non pronuncia mai frasi del tipo “ disponi di me h24” oppure “ non mi risparmiare”, né tantomeno si pone il problema di chi salvare in caso di pericolo o morte. I caratteri riconosciuti al tipo uno risultano, a mio parere, totalmente assenti nel tipo due. In più aggiungerei aridità d’animo, grettezza, a volte bestialità. Quello riconosciuto da tutti come ”egoismo”. Il tipo 2 è privo di empatia, non ama il prossimo. Sintesi del tipo2: bene no-male forse.

Tipo tre: quello praticato da insani, da portatori di malattie più o meno manifeste, da soggetti a squilibri biochimici, capaci pertanto di atti che vanno dal semplice furtarello, allo spaccio di droga, al traffico internazionale di stupefacenti, al traffico di armi, alla sofisticazione di cibi umani ed animali, agli inquinamenti ambientali, per finire al terrorismo, nella consapevolezza che le innumerevoli morti provocate valgano sempre il raggiungimento dei propri scopi, quasi sempre acquisizione di potere economico e/o politico, ma non si può escludere anche il conseguimento di improbabili fini religiosi. Questo tipo si commuove mai? Certo: in presenza di cipolle e di lacrimogeni. Sintesi del tipo 3: bene no-male si.

Per completare la scena dell’elemosina, si deve osservare che gli attori non sono solo 1 e 2 ma occorre includere anche il mendicante. Il mendicante fasullo, quello che non accusa alcun problema psicofisico, in grado cioè di espletare qualsiasi lavoro, maestro nell’imbrogliare, nel fingere, nel recitare parti strappalacrime da attore navigato, quello che, a pieno titolo, rientra nel calderone del parassitismo della società, non può che essere del tipo due. Un tipo 1 non accetterebbe mai di mortificarsi e, pur di non svendere la propria dignità, sceglierebbe la via più impegnativa e meno remunerativa per risolvere i suoi problemi, accettando qualsiasi lavoro ancorché umile o sottopagato. Ove optasse per la via più semplice, non sarebbe mai un protagonista passivo, perché accetterebbe l’obolo solo dopo avere reso un servizio al donatore.

Il quarto caso di egoismo prevede la presenza di un solo protagonista. Ad esempio quando scatta l’istinto di conservazione nei momenti di pericolo. Ma naturalmente anche la paura, il godimento provato per la visione di un’opera d’arte, di un film, per l’ascolto di musica, per un buon pasto, o semplicemente per il soddisfacimento di esigenze naturali quali fame, sete, pulizia corporale (diversa da cure estetiche, condizionate comunque dal voler o dover piacere al prossimo), l’amore per tutto ciò che attrae, che stupisce, il bello, la natura, la scoperta di paesi e culture diverse, l’avventura, la realizzazione interiore attraverso i successi professionali o attraverso la religione, il volersi bene sotto varie forme. Questo quarto caso è indicato solo a titolo accademico, non fornendo per l’assenza di altri protagonisti come gli altri casi, alcun contributo alle relazioni con il prossimo. Tale forma di egoismo è riscontrabile teoricamente in tutti gli altri tipi 1,2,3. Il caso del mendicante vero e di tutti coloro affetti da disabilità tali da escludere loro qualsiasi possibilità di mettere in atto le più elementari azioni per la propria sopravvivenza, quelli privi di fissa dimora, che non dispongono  di parenti, amici o conoscenti? Avranno anche loro un cuore da ego1,2 o 3.

v.LIBRO

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